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recensioni Sound & Lite [01-02/2011]

Posted on 4th febbraio 2011 in Recensioni - Dischi Compatti

Ecco le recensioni pubblicate nella rubrica Dischi Compatti di “Sound & Lite”. Sound & Lite è una rivista di show business distribuita per abbonamento  con una tiratura di circa 20.000 copie destinata ai professionisti del mondo dello spettacolo, dell’audio professionale, della produzione audio-video.

Come faccio queste recensioni? Lo spirito che guida la scelta e la recensione di un album è la curiosità, il piacere, la novità. Sopratutto la voglia di diffondere la musica che circola nei canali sotterranei del mondo. Ma non si tratta di album elitari, incomprensibili, underground per un’attidudine isolazionista. Sono album colorati, arditi, liberi, freschi e poderosi (quelli belli); gli altri (quelli meno belli) sono altrettanto importanti perchè esistono, perchè raccontano altre sensibilità. L’obiettivo è dare spazio alle espressioni indipendenti. Contro l’inerzia, la ripetizione, l’emulazione, gli stilemi predefiniti: a favore delle identità!

PER SCARICARE LE RECENSIONI IN PDF DAL SITO DI SOUND & LITE, CLICCA QUI

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TEMPER TRAP

Conditions

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La voce dei Temper Trap, Dougy Mandagi, è una linea fine e solida di intimismo e autocompiacimento, vanità e forza interiore. Conditions, album d’esordio della band australiana è stato prodotto da Jim Abbiss, produttore inglese di Arctic Monkeys, Kasabian, KT Tunstall. Nel disco troviamo brani come “Science of Fear”, “Soldier on” e “Resurrection”, destinati ad essere belli per altri dieci anni. Voglia di melodia, voglia di profondità, di ballare, di energia e tempra.

­Ti piace? Ascolta Alberta Cross: Broken Side of the Time (2009). Anglo-americani dal nome misterioso: un anagramma da svelare.

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ANIMAL KINGDOM

Signs and Wonders

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Non si possono catalogare altrove che nella sezione indie rock. Ma, e c’è un ma grande quanto una casa, anche i Rolling Stones non possono che appartenere alla categoria band inglesi. E anche l’aurora boreale non può che essere catalogata sotto “fenomeni atmosferici”. E anche la Villa d’Este non è che una “casa”. Gli Animal Kingdoms sono londinesi, intensi, sospesi e struggenti come l’autunno. Anche loro appartengono all’epoca delle vocalità sommesse e delle emozioni forti.

­Ti piace? Ascolta Ian Brown: Solarized (2004). Il cantante degli Stone Roses è importante quanto misconosciuto, qui in Italia.

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STING

Symphonicities

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Come lo metti lo metti, cotto a vapore, al dente, ripassato in padella o crudo, Sting è sempre Sting. Non ne sbaglia una. Le canzoni sono belle, profonde e emozionanti. Gli arrangiamenti curati ed evocativi sono del produttore, compositore e arrangiatore americano Rob Mathes con tre brani di Steven Mercurio, David Hartley e Jorge Calandrelli. Le registrazioni per lo più all’Abbey Road; una menzione particolare per “The Pirate’s Bride” registrata da Elliot Scheiner nei Clinton Recording Studios, NY. Meno riuscita forse la trasposizione sinfonica dal rock, ma quando siamo nel mondo dell’intimità è magia che libra nell’aria.

Ti piace? Leggi il libretto di Sting: “Broken Music”, Mondadori. È un’autobiografia scritta da uno che merita anche di essere considerato un vero scrittore. Inizia con l’assunzione di un fungo allucinogeno.

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ANTONY & THE JOHNSONS

Swanlights

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Uff, una fatica incommensurabile e anche un dolore grande dover ammettere che questo album di Antony risulti un’eterna introduzione a qualcosa che non arriva. E non è neanche un’intro particolarmente speciale. Il suono è il suono magico di sempre, ma non c’è l’altra faccia della medaglia di sempre: l’intuizione melodica, il genio, la sorpresa emotiva, il trasporto meravigliato. Una moneta ad una faccia sola è una moneta attaccata sull’asfalto. Pur sempre di valore. Ma inutilizzabile. Speriamo che Antony sappia staccarla, ripulirla e ridarcela nella sua magnifica lucentezza.

Ti piace? Ascolta i Felice Brother: Yonder is the Clock. Americani anche loro, meno classici e più folk ma ugualmente intensi.

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ANDREYA TRIANA

Lost Where I Belong

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Il soul, sembra sempre cristallizzarsi intorno a qualche suono particolare, alle vocalità calde di ottimi interpreti ed alla sapienza di grandi arrangiatori. Ma il mestiere di tanto abili produzioni offusca spesso la qualità della musica. Andreya Triana è una straordinaria eccezione a questo trend da catena di montaggio musicale. Londinese, prodotta da un musicista-DJ delle sue parti, Bonobo, scrive canzoni che includono il rock, il pop, l’R&B. MA sono soprattutto canzoni belle, intense, ricche di spunti e intuizioni melodiche. Una perla intimista.

Ti piace? Ascolta Rachael Yamagata: Elephants…Teeth Sinking Into Heart. Un’altra perla di passione. Rock e dolce.

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ARCADE FIRE

The Suburbs

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L’attesissimo album degli Arcade Fire esce a cinque anni di distanza dal primo, acclamato, celebrato, premiato, Funeral. Purtroppo la maturità non corrisponde sempre alla freschezza e questo è il suo limite. Il tour 2010 ha portato alcuni mesi fa gli Arcade a Bologna dove la splendida performance ha risentito di un’unica grande difficoltà: un inconveniente simbolico. Nulla è stato al livello dell’ultimo brano: Wake Up. Wake Up è una di quelle canzoni che raccolgono l’anima di un’epoca, la cui eco risuonava dentro di noi prima che l’ascoltassimo, la cui energia plasma il canto di ogni passante. Un disco trattenuto e un live patinato, loro bravissimi.

Ti piace? Ascolta The Dears: Missiles (2009). Canadesi anche loro, brutalmente personali, dolci, romantici e graffianti.

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Come sono recensiti gli album:

*               Trascurabile (possiamo andare oltre)

**              Insomma (speravamo in qualcosa di più…)

***             Per appassionati del genere (buono, ma potrebbe non stupirti)

****            Entusiasmante (assolutamente da ascoltare)

*****           Necessario (lo mettiamo nella storia della musica?)

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